VACCINI: STORIA, SVILUPPO E NUOVE TECNOLOGIE PER LA CONSERVAZIONE

Un po’ di storia

Secondo i dati in possesso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), a partire dall’introduzione delle vaccinazioni nel mondo ad oggi si è raggiunta la diminuzione del 50% dei decessi imputabili alle più note malattie prevenibili grazie alla vaccinazione. Ma facciamo un passo indietro, come è nato il vaccino?

La storia della vaccinologia ha origini antichissime. Della capacità del sistema immunitario di attivare specifiche protezioni da virus e batteri ne parlò per la prima volta Tucidide nel 430 a.C. nel suo racconto della “Peste di Atene”, un’epidemia devastante provocata da un virus altamente mortale che invase la Grecia durante la guerra del Peloponneso.

Tuttavia, con grande probabilità, i primi a utilizzare primordiali tecniche di vaccinazione furono i medici della dinastia imperiale cinese Sung, mettendoli a contatto con le ferite cicatrizzate dei malati per far loro sviluppare le necessarie difese immunitarie.

Perché si chiama vaccino?

A fine Ottocento, in un paesino britannico vicino a Bristol, il medico e naturalista Edward Jenners osservò che le mungitrici a contatto con pustole di mucche affette da vaiolo erano immuni dalla forma umana della malattia. Per validare la propria tesi, attraverso il metodo empirico, decise di inoculare il fluido delle pustole presenti nelle mucche malate a un bambino di otto anni constatando che pur mettendo a contatto il bambino con il vaiolo umano, questo ne restava immune. Da qui l’origine del nome “vaccino” che letteralmente significa “delle mucche”.

Vaccinazione moderna e nuove frontiere

Per un’evoluzione radicale dovremo aspettare fino a metà ‘800 quando basi scientifiche, metodologiche e concettuali superano il metodo empirico fino ad allora utilizzato.

Con lo studio del sistema immunitario ad opera di Louis Pasteur, ritenuto il padre fondatore della moderna microbiologia e sulla base dei principi isolare, inattivare e iniettare da lui formulati, la vaccinazione ha preso gradualmente piede per porre rimedio a “nuove” malattie infettive che ad oggi ha permesso di salvare la vita a centinaia di milioni di persone in tutto il mondo.

C’è infine da sottolineare il prezioso e importante ruolo che gioca la vaccinazione per gli animali domestici. Il VGC – Vaccination Guidelines Group, ovvero il gruppo di studio internazionale per le linee guida vaccinali della WSAVA, ha pubblicato nel 2007 (poi aggiornate nel 2010) le linee guida per la vaccinazione del cane e del gatto applicabili a livello mondiale. Tra queste spicca la forte raccomandazione del VGG, quando possibile, affinché tutti i cani e gatti beneficino della vaccinazione. Questa non protegge solo il singolo animale, ma fornisce un’ottima “immunità di popolazione” che minimizza la possibilità di epidemie da malattie infettive. È evidente per questo motivo l’importanza di gestire le malattie infettive attraverso la collaborazione integrata dei processi della salute umana, animale e ambientale.

La sicurezza dei vaccini

Oggi la decisione di introdurre nuovi vaccini oltre che un atto di responsabilità, deve rispondere a rigorose prove scientifiche di efficacia e sicurezza.

Nello specifico i requisiti minimi per l’autorizzazione all’immissione in commercio di un vaccino devono rispondere a:

  • utilità;
  • qualità (libero da contaminanti batterici, micotici o virus esogeni);
  • sicurezza per esseri umani e animali (assenza di reazioni avverse);
  • immunogenicità (capacità di stimolare la produzione di anticorpi in animali e nell’uomo);
  • efficacia protettiva.

Focus sulla qualità

Ottenere il massimo della qualità dal vaccino prodotto richiede delle meticolose attenzioni. La sterilizzazione e depirogenazione per la preparazione dei flaconi che andranno a contenere il vaccino da inoculare a esseri umani e animali ne sono un esempio.

Per questo motivo sono stati progettati specifici sistemi ed impianti per distruggere o inattivare potenziali microrganismi presenti su un oggetto così da garantire l’assenza assoluta di microrganismi vitali patogeni e pirogeni.

I Depirogenatori DHS di LAST Technology

Questo tipo di forni nasce anche come soluzione in risposta agli standard di qualità richiesti per ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio di un vaccino.

Tramite aria calda in classe 100 (ISO 5) e attraverso programmi preselezionati o personalizzati, i forni DHS garantiscono il massimo delle performance nella sterilizzazione e depirogenazione di flaconi, fiale, ampolle, bottiglie e parti in acciaio. Il calore secco fino a 300° raggiunto dal forno e un’eccellente distribuzione del calore durante tutte le fasi di sterilizzazione e depirogenazione garantiscono quindi l’inattivazione e distruzione dei microrganismi pirogeni. I forni DHS oggi costituiscono per questo una parte attiva nel complesso processo di ricerca, sviluppo e commercializzazione di uno tra i prodotti chiave che sempre più nel futuro porterà a migliorare il benessere e il progresso scientifico umano.